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23 edizioni dal mercoledì 23 settembre 2026

33 notizie / Marketing / Tendenze e opinioni / pagina 1 di 2 · azzera i filtri

pubblicità / digiday

Dentsu vuole l'intrattenimento in ogni budget di marca

Dentsu è produttore, finanziatore e lead marketer del film Angry Birds 3, nel quale ha inserito due clienti, dopo una soap verticale da 55 episodi con P&G Studios per il brand Native. Secondo Cathy Boxall, responsabile globale entertainment, i brand più avanzati non finanziano più l'intrattenimento con i budget di innovazione ma lo integrano nella strategia centrale.

Lettura strategica: Le agenzie si spostano dalla compravendita di spazi alla co-produzione di IP: i brand devono prevedere linee di budget e metriche dedicate al branded entertainment.

Tendenze e opinioni · GlobaleDigiday · 15 ott · fonte (apre il sito di Digiday) ↗
strategia / marketing week

Tre CMO: la finanza non è il nemico del marketing

Al Festival of Marketing, i CMO di Carwow, Monzo e Saga hanno invitato i marketer a costruire relazioni con i colleghi della finanza e a spiegare il marketing ai CFO per arrivare a una comprensione condivisa. Secondo la Career and Salary Survey 2026 di Marketing Week, il 60% dei marketer si sente sottovalutato in azienda. "Having the marketing answer is not really enough" (Avere la risposta di marketing non basta).

Lettura strategica: Il budget 2027 si difende nel linguaggio del CFO: conviene presentare piani con ipotesi esplicite, scenari e metriche di business, non solo KPI di canale.

Tendenze e opinioni · EuropaMarketing Week · 14 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
strategia / marketing dive

Gen Alpha: cinque regole per conquistare i nuovi consumatori

Dalle sessioni dell'Advertising Week New York emergono stime che valutano la Gen Alpha a 5,46 trilioni di dollari entro il 2029, con un'influenza sul 42% degli acquisti familiari secondo DKC. Per GWI e Razorfish oltre un quinto usa l'AI ogni giorno e il 14% la usa per scoprire brand.

Lettura strategica: La scoperta di marca della Gen Alpha passa sempre più dagli assistenti AI: posizionamento e contenuti vanno pensati anche per essere citati dai modelli, non solo trovati nei motori di ricerca.

Tendenze e opinioni · Stati UnitiMarketing Dive · 14 ott · fonte (apre il sito di Marketing Dive) ↗
hacker news

I "segnali" della scrittura AI: conta la qualità o la cura?

Un articolo sui segnali che rivelano testi scritti dall'AI ha aperto un confronto: alcuni commentatori propongono di premiare semplicemente la scrittura migliore, senza modelli ripetitivi, altri sostengono che il lettore voglia comunque sapere se l'autore "cared enough to write it themselves" (ci ha tenuto abbastanza da scriverlo da sé).

Lettura strategica: Per chi produce contenuti di marca il rischio non è solo la qualità del testo AI, ma la percezione di scarsa cura: voce riconoscibile e revisione editoriale restano un vantaggio.

Tendenze e opinioni · GlobaleHacker News · 14 ott · fonte (apre il sito di Hacker News) ↗
strategia / harvard business review

HBR: nell'era AI vince la conoscenza difficile da copiare

Gavetti, Posen, Siderius e Zaman sostengono su HBR che, quando i concorrenti usano gli stessi strumenti AI, dati e framework, un'analisi eccellente non garantisce più vantaggio competitivo. Le strategie distintive dipenderanno dalla "sticky knowledge", conoscenza difficile da esplicitare o trasferire, con esempi come Starbucks, Apple e MetLife. "Excellent analysis, available to everyone, is no longer a crucial source of competitive advantage" (Un'analisi eccellente, disponibile a tutti, non è più una fonte cruciale di vantaggio).

Lettura strategica: Per i consulenti il valore si sposta dall'analisi, ormai commodity, alla conoscenza contestuale del cliente e del mercato: va resa evidente nella proposta.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 13 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗
strategia / marketing week

La regola 5-55: il marketing deve mostrare i calcoli

Ian Whittaker, ex analista finanziario, propone su Marketing Week la regola 5-55: cinque minuti di conclusione sostenuti da 55 minuti di analisi. I marketer dovrebbero preparare il caso prima delle riunioni di budget, stress-testare le ipotesi più deboli e dichiarare quali prove cambierebbero la loro opinione. Anche i tagli proposti dalla finanza vanno sottoposti allo stesso scrutinio.

Lettura strategica: Davanti al CFO la credibilità nasce dalla trasparenza del ragionamento: preparare l'analisi delle ipotesi prima della richiesta di budget, non dopo.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarketing Week · 13 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
ai / martech

Gli agenti AI si mettono tra il brand e il cliente

Su MarTech Greg Kihlstrom sostiene che gli agenti AI consumer, come Meta Muse, stanno intermediando lo shopping e sottraendo dati e checkout ai siti dei brand. Muse ha superato 2,5 milioni di download in due settimane; in un sondaggio Deloitte su 13.500 europei il 31% lascerebbe concludere l'acquisto all'AI, il 47% no. Consiglia segnali di agenti verificati invece di blocchi generalizzati.

Lettura strategica: Politiche, condizioni di reso e benefici loyalty vanno resi leggibili dalle macchine: se l'agente non li capisce, il brand esce dalla scelta.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarTech · 13 ott · fonte (apre il sito di MarTech) ↗
strategia / engage

Brand e contenuti politici: escluderli in blocco non è una strategia

Corrado Massaro, managing director di Channel Factory Italia, sostiene che evitare in blocco i contenuti politici non basta e che i brand devono distinguere i rischi reali dalle scelte di valore. Secondo Peer39 la spesa pubblicitaria per le elezioni di metà mandato statunitensi del 2026 raggiungerà 10,8 miliardi di dollari.

Lettura strategica: Le blocklist generiche riducono la copertura senza proteggere davvero il brand: servono criteri di idoneità coerenti con i valori dichiarati e condivisi fra marketing, legale e comunicazione.

Tendenze e opinioni · GlobaleEngage · 12 ott · fonte (apre il sito di Engage) ↗
strategia / marketing week

AI e creatività: la 'trappola del beige' secondo Shotton

Richard Shotton analizza le ricerche secondo cui l'AI spinge la creatività verso la media: nello studio Hauser-Doshi (293 autori, 600 valutatori) le storie scritte con ChatGPT risultavano migliori ma più simili tra loro del 9-11%. Nello studio di Meincke (Università della Pennsylvania) le idee da prompt base erano il 55% meno varie di quelle umane, mentre un prompt a catena di ragionamento riduceva quasi del tutto il divario.

Lettura strategica: L'AI alza la qualità media e abbassa la distintività, che è proprio ciò che costruisce la marca: nei processi creativi va usata per generare varietà con prompt strutturati, non per convergere sulla prima risposta.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarketing Week · 12 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
strategia / harvard business review

HBR: chi possiede il cliente quando comprano gli agenti AI

Sangeet Paul Choudary sostiene che gli agenti AI stanno assumendo discovery, confronto, negoziazione e acquisto, erodendo le fonti tradizionali di potere: engagement, network effect, lock-in e dati proprietari. Il vantaggio si sposta su chi collega l'intento del cliente alla transazione, osserva i risultati e li usa per migliorare le decisioni; il caso di partenza è Amazon che blocca l'agente Muse di Meta.

Lettura strategica: Brand e retailer devono rendersi leggibili e affidabili per gli agenti (dati prodotto, condizioni, feedback sugli esiti), non solo visibili per gli umani.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 9 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗
strategia / marketing week

Il marketing è una mentalità, non solo una funzione

Jonathan Knowles sostiene che il ROI misura solo l'efficienza esecutiva e "will never prove the true value of marketing" (non dimostrerà mai il vero valore del marketing). Il marketing rappresenta la metà esterna dell'equazione del valore d'impresa e deve guidare l'esplorazione di nuovi prodotti e clienti, distinguendo ricavi prevedibili, probabili, possibili e potenziali.

Lettura strategica: Nel dialogo con il CFO conviene affiancare al ROI una lettura del valore futuro della relazione con il cliente, separando budget di sfruttamento e di esplorazione.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarketing Week · 9 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
strategia / marketing week

B2B: per ottenere budget di brand serve parlare la lingua del CFO

Un'analisi di Marketing Week, parte della serie State of Brand in B2B 2026, osserva che molti marketer B2B faticano a ottenere investimenti in brand building da CFO e CEO concentrati sulla lead generation e poco convinti dei ritorni di lungo periodo. Il pezzo, in larga parte riservato agli abbonati, raccoglie le pratiche di chi è riuscito a far "speak the language of marketing" (parlare la lingua del marketing) alla finanza, con metriche orientate ai risultati.

Lettura strategica: Nel B2B il budget di brand si conquista con un racconto finanziario: collegare consapevolezza e preferenza a pipeline, tassi di conversione e prezzo è il passaggio obbligato.

Tendenze e opinioni · EuropaMarketing Week · 9 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
x/twitter / x/twitter (@theo)

"Google ha annunciato Gemini": l'ironia sul naming del nuovo agente

Theo (t3.gg), voce seguita nella community degli sviluppatori, ha commentato su X il lancio dell'agente unificato di Google con una frase: "Today, Google announced Gemini. Yes you read that right." (Oggi Google ha annunciato Gemini. Sì, avete letto bene). Il post, pubblicato poche ore dopo l'evento, punta il dito sul fatto che il nuovo agente porta lo stesso nome già usato da Google per modelli, app e piattaforma enterprise.

Lettura strategica: Un'architettura di marca sovraccarica genera ironia prima ancora che adozione: quando un nome copre troppi prodotti, ogni lancio va accompagnato da un naming di prodotto distinguibile.

Tendenze e opinioni · GlobaleX/Twitter (@theo) · 9 ott · fonte (apre il sito di X/Twitter (@theo)) ↗
strategia / marketing week

Crescita: il marketing deve cercare le risposte dove non c'è luce

Johnny Corbett, fondatore di WhichWayUp e autore del paper "The Line In The Sand" con The Marketing Society, applica al marketing l'effetto lampione: si cercano risposte dove è più facile vedere, cioè case study, dashboard e campagne, trascurando le domande scomode su influenza, aspettative, permessi e capacità della funzione in azienda. Propone tre principi, coraggio, rigore e apertura, sostenendo che le conseguenze temute sono di solito meno gravi del previsto.

Lettura strategica: Prima di cambiare agenzia o strumenti conviene un audit interno su mandato, perimetro e capacità del marketing: è lì, non nelle metriche visibili, che si nasconde spesso il freno alla crescita.

Tendenze e opinioni · EuropaMarketing Week · 8 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
strategia / harvard business review

HBR: l'AI premia di più chi è già bravo, non livella le performance

Christopher Stanton (Harvard Business School), Justin Shriber e Simon Rudat osservano che nelle vendite l'AI dà una "disproportionate lift to individuals and organizations" (spinta sproporzionata a persone e organizzazioni) che costruiscono sistemi attorno ai propri punti di forza. Il guadagno dipende da come venditori e manager usano il tempo liberato: conoscenza del cliente, strategia sulle trattative, giudizio umano; il compito manageriale diventa decidere cosa automatizzare, cosa potenziare e cosa lasciare alle persone.

Lettura strategica: Introdurre l'AI nei team commerciali e marketing senza ridisegnare i ruoli rischia di allargare i divari interni: servono criteri espliciti su attività da automatizzare e competenze da sviluppare.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 8 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗
strategia / harvard business review

HBR: i copycat mostrano qual è il vero vantaggio competitivo

Graham Kenny e Ganna Pogrebna sostengono che e-commerce, social e AI rendono l'imitazione più facile e veloce, e che osservare come i clienti reagiscono ai copycat rivela quali elementi dell'offerta sono davvero distintivi. Propongono tre risposte: affrontare l'imitatore (il "Dupe Swap" di Lululemon), servire clienti trascurati con un'offerta a prezzo minore (MoonSwatch) o spostare gli investimenti su capacità difficili da copiare; negli Stati Uniti i sequestri di merci contraffatte hanno superato i 78 milioni di pezzi nell'anno fiscale 2025.

Lettura strategica: Il dupe è un test di mercato gratuito: analizzare cosa i clienti accettano di sostituire indica dove concentrare innovazione e comunicazione di marca.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 8 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗
strategia / marketing week

Efficacia: misurare a 8-12 mesi, non ritirare le campagne troppo presto

Alla IPA Effectiveness Conference Sarah Booth, global marketing director di Ancient + Brave, ha raccontato una campagna giudicata inefficace all'inizio e rivelatasi molto più redditizia del previsto a 8-12 mesi, quando però l'azienda aveva già cambiato direzione. Ian Whittaker (Liberty Sky Advisors) ha proposto di trattare la pubblicità come la ricerca e sviluppo, cioè come spesa in conto capitale e non operativa. “If it doesn't look like it's working, everyone panics and pulls it back out” (se non sembra funzionare, tutti si fanno prendere dal panico e la ritirano).

Lettura strategica: Concordare con la finanza, prima del lancio, finestre di valutazione e soglie di uscita protegge gli investimenti di marca dal ritiro prematuro.

Tendenze e opinioni · EuropaMarketing Week · 7 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
social marketing / digiday

Gen Alpha: influencer credibili sì, pubblicità generata dall'AI no

A un panel di Shoptalk Fall a Nashville cinque giovani della Gen Alpha hanno spiegato cosa li avvicina ai brand: autenticità dimostrata, prodotti durevoli o di seconda mano, esperienze in negozio, fiducia negli influencer simili a loro più che nelle celebrità e diffidenza verso gli annunci generati dall'AI. La generazione influenza quasi metà della spesa delle famiglie USA con figli tra 8 e 14 anni e dispone di circa 100 miliardi di dollari l'anno di potere d'acquisto diretto. “Brands often say they're 'authentic,' but Gen Alpha wants to see concrete proof, not jargon” (i brand si dicono spesso autentici, ma la Gen Alpha vuole prove concrete, non gergo).

Lettura strategica: Il segnale è qualitativo, cinque voci e non un campione, ma coerente: per il pubblico più giovane contano creator vicini e trasparenza sull'uso dell'AI nella creatività.

Tendenze e opinioni · Stati UnitiDigiday · 7 ott · fonte (apre il sito di Digiday) ↗
strategia / harvard business review

HBR: con l'AI il vantaggio competitivo passa dall'esecuzione alla verifica

In un articolo di Tom Stackpole, technology editor di Harvard Business Review, il ricercatore del MIT Christian Catalini sostiene che, quando l'AI rende l'esecuzione economica, la capacità scarsa e preziosa diventa la verifica: le aziende di successo dovranno funzionare come «verification factories» (fabbriche di verifica) per proteggere i propri asset critici. La sintesi di HBR è netta: “Your competitive edge lies in the ability to verify AI's output” (il vantaggio competitivo sta nella capacità di verificare ciò che l'AI produce); il pezzo richiama anche uno studio BCG su oltre 1.000 dipendenti statunitensi sul peso del racconto della leadership nell'adozione dell'AI.

Lettura strategica: Nei team marketing che adottano l'AI generativa conviene investire in controllo qualità, fact-checking e brand governance quanto negli strumenti di produzione.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 6 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗
strategia / marketing week

JP Castlin: l'ossessione per l'ottimizzazione sta svuotando il marketing

Nella sua rubrica su Marketing Week, JP Castlin sostiene che la logica dell'efficienza ha trasferito il controllo dai marketer ai sistemi algoritmici, facendo apparire come spreco elementi non misurabili come coerenza di marca, qualità creativa e relazioni con i clienti; l'automazione con l'AI, che obbliga a definire metriche di successo, rischia di amplificare il problema. La tesi è riassunta così: “An accurate estimate of one effect does not establish the value of everything that produced it” (una stima accurata di un effetto non stabilisce il valore di tutto ciò che lo ha prodotto).

Lettura strategica: Prima di delegare le campagne a sistemi automatici occorre definire che cosa il marketing deve ottenere, altrimenti l'AI ottimizzerà metriche comode come click e ROAS invece di quelle rilevanti.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarketing Week · 6 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
strategia / marketing week

I brand possono fare a meno dello scopo, non della responsabilità

Su Marketing Week Andrew Geoghegan sostiene che il ritiro dell'industria dal brand purpose può essere giustificato, ma non esonera le marche dalle responsabilità sul proprio impatto sociale. Indica quattro ambiti: sapere chi si influenza ed evitare targeting inappropriati, valutare gli ambienti media oltre a copertura e costo, riconoscere che il marketing modella la cultura attraverso stereotipi e comportamenti, garantire coerenza tra valori dichiarati e pratiche aziendali; critica inoltre il rapido abbandono degli impegni DEI ed ESG al cambiare del clima politico. La tesi: «we should not confuse the limitations of 'brand purpose' with the more fundamental question of what responsibilities come with having a brand in the first place» (non dobbiamo confondere i limiti del brand purpose con la questione più fondamentale delle responsabilità che comporta avere un marchio).

Lettura strategica: Più che manifesti valoriali servono regole operative su targeting, scelta dei contesti e coerenza tra promessa e comportamento aziendale: è lì che la reputazione si misura e si difende.

Tendenze e opinioni · GlobaleMarketing Week · 5 ott · fonte (apre il sito di Marketing Week) ↗
newsletter / moonshot weekly (substack)

Moonshot Weekly: il vero mercato da conquistare è l'accettazione pubblica

Nella newsletter di Moonshot Capital la founding partner Agata Nowicka legge il passaggio da AI a "super intelligence" come una battaglia per "the market for public acceptance" (il mercato dell'accettazione pubblica), simile a quelle già vissute da nucleare e guida autonoma. I dati citati: il 52% degli americani si dice più preoccupato che entusiasta dell'AI, contro il 37% del 2021, e il 71% prevede meno posti di lavoro, dal 64% di due anni fa; per la vendita alle imprese suggerisce di rendere visibili, non nascondere, i momenti di approvazione umana.

Lettura strategica: Nel posizionamento dei prodotti AI la fiducia è il collo di bottiglia: mostrare dove interviene l'essere umano accelera le decisioni d'acquisto più che promettere autonomia totale.

Tendenze e opinioni · Stati UnitiMoonshot Weekly (Substack) · 4 ott · fonte (apre il sito di Moonshot Weekly (Substack)) ↗
strategia / techcrunch

Da AI a super intelligence: il rebranding non basta a creare fiducia

TechCrunch analizza l'ordine esecutivo che ribattezza l'intelligenza artificiale "super intelligence" e il "Joint Commitment on Frontier Responsibilities" firmato alla Casa Bianca da leader come Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Elon Musk e Dario Amodei: un impegno volontario, senza meccanismi di applicazione, che Trump ha definito "morally binding" (moralmente vincolante). Per Kirsten Korosec l'operazione è soprattutto un rebranding: "AI is going to kill us, it's scary, it is going to take jobs—but super intelligence is not" (l'AI ci ucciderà, fa paura, ruberà posti di lavoro, la super intelligenza no).

Lettura strategica: Rinominare una categoria non ne cambia la percezione se non cambiano prove ed esperienze: chi comunica prodotti AI dovrebbe investire in garanzie verificabili (controlli, audit, casi d'uso misurati) più che in nuove etichette.

Tendenze e opinioni · Stati UnitiTechCrunch · 4 ott · fonte (apre il sito di TechCrunch) ↗
strategia / harvard business review

Con l'AI il vantaggio si sposta dalla produzione alla verifica

Su Harvard Business Review Christian Catalini (MIT) sostiene che, con la generazione di contenuti resa abbondante ed economica dall'AI, le organizzazioni devono diventare "verification factories" (fabbriche di verifica), capaci di validare e garantire gli output: gli asset decisivi sono una verità di riferimento proprietaria e talenti specializzati. Molte aziende rischiano di distruggerli automatizzando proprio le competenze che servono a controllare l'AI; la sintesi dell'autore è che "when execution is cheap, verification becomes more valuable" (quando l'esecuzione costa poco, la verifica vale di più).

Lettura strategica: Nei team di marketing va preservata la competenza senior che valida dati, claim e creatività prodotti dall'AI: è il presidio che protegge brand e conformità, non un costo da comprimere.

Tendenze e opinioni · GlobaleHarvard Business Review · 2 ott · fonte (apre il sito di Harvard Business Review) ↗