Strategic Insights / AI / venerdì 16 ottobre 2026

Il carrello si sposta in Google: feed e prezzi contano più del sito

Con Universal Cart Google porta il checkout dentro Search e Gemini: chi vende online deve curare feed, prezzi e promozioni come leve di visibilità, e presidiare la relazione con il cliente.

Cosa è successo

  • Google ha attivato negli Stati Uniti Universal Cart, un carrello unico che raccoglie prodotti di retailer diversi da Search (incluso AI Mode) e dall'app Gemini. [1]
  • Il carrello segnala cali di prezzo e ritorni in stock, e propone codici promo e il metodo di pagamento più conveniente. [1]
  • Per molti negozi, tra cui Nike, Sephora, Target, Walmart, Wayfair e merchant Shopify, il pagamento avviene con Google Pay direttamente nel carrello. Il merchant resta seller of record. [1]
  • Il sistema si basa sul Universal Commerce Protocol. I tempi e le modalità di arrivo in Italia non sono stati comunicati. [1]
  • Nelle risposte AI Google ha aumentato i link inline in AI Overviews e AI Mode e ha esteso i caroselli di articoli. L'uso delle Preferred Sources è cresciuto di sette volte nell'anno. [2]
  • OpenAI sembra aver rimosso il parametro utm_source=chatgpt.com dai link di ChatGPT. Su circa 500 pagine analizzate da Adobe, le visite attribuite a ChatGPT sono calate di circa 31.000 al giorno e il traffico diretto è salito di circa 26.000. [3]
interpretazione

Cosa significa

Il fatto è che Google porta carrello e pagamento dentro le proprie interfacce, Search e Gemini, mantenendo il merchant come venditore ufficiale. È probabile che la scelta tra prodotti simili si sposti verso ciò che l'interfaccia può confrontare in modo automatico: prezzo, disponibilità, promozioni, qualità del feed. La creatività e il sito proprietario avrebbero meno peso in quella fase. Se il modello si estende oltre gli Stati Uniti, i retailer italiani rischiano di perdere visibilità sul comportamento del cliente proprio nel momento del carrello. Resta ipotesi che questo riduca i margini o i dati di prima parte: dipende da quali informazioni Google condividerà con i merchant. Il problema di misurazione si aggrava se anche il traffico dagli assistenti AI diventa meno tracciabile, come suggerisce il caso ChatGPT. Per ora si tratta di un lancio solo statunitense.

Cosa fare

  1. Verificare la qualità del feed prodotto su Google Merchant Center: titoli, prezzi, disponibilità, identificativi e spedizioni aggiornati in tempo reale.
    Cosa misurare
    Percentuale di prodotti approvati senza errori e tempo di aggiornamento di prezzi e stock rispetto al gestionale.
    Limite
    Per chi vende quasi solo su marketplace o in B2B il beneficio è ridotto; il lavoro conviene se Google è già un canale rilevante.
    Orizzonte
    subito
  2. Definire una politica di prezzi e promozioni pensata per essere confrontata automaticamente, con regole chiare su codici sconto e soglie minime di margine.
    Cosa misurare
    Margine medio per ordine acquisito da Google e quota di ordini con codice promo.
    Limite
    Una guerra di prezzo guidata dall'algoritmo può erodere la marginalità; evitare di inseguire ogni ribasso.
    Orizzonte
    3 mesi
  3. Rafforzare i canali di relazione diretta (account cliente, newsletter, programma fedeltà) e predisporre misurazioni che non dipendano dai parametri di referral.
    Cosa misurare
    Quota di ordini da clienti identificati e peso del traffico diretto o non attribuito sul totale.
    Limite
    Costi e attrito di registrazione possono ridurre la conversione; non conviene forzare l'account se il carrello esterno è più semplice.
    Orizzonte
    12 mesi

Letture per ruolo

CMO e marketing

Il budget si sposta dalla sola creatività alla gestione dei dati di prodotto. Feed, prezzi e promozioni diventano leve di visibilità, e vanno governati insieme a e-commerce e logistica. L'attribuzione si complica: se il carrello vive in Google e i referral degli assistenti AI sono meno tracciabili, servono modelli di misurazione che non si fermino all'ultimo clic. Conviene definire fin da ora quali indicatori restano affidabili.

Imprenditore e CEO di PMI

Il rischio strategico è la dipendenza da un intermediario che controlla la fase decisiva dell'acquisto, pur lasciando al merchant il ruolo di venditore. Per ora il lancio riguarda gli Stati Uniti e non ci sono date per l'Italia, quindi non serve una reazione urgente. Serve invece chiarezza su quanta parte delle vendite dipende da Google e su quali dati di relazione col cliente restano di proprietà dell'azienda.

Cosa potrebbe smentirci

L'analisi poggia sul comunicato di Google, che ha interesse a presentare il prodotto come vantaggioso anche per i merchant. Non sono noti i dati condivisi con i retailer, le commissioni, gli effetti sulla conversione né i tempi di arrivo in Italia e in Europa, dove regole su pagamenti e concorrenza potrebbero cambiare il modello. Anche l'adozione da parte dei consumatori è ancora da verificare: il carrello potrebbe restare un'opzione marginale. Il caso ChatGPT, infine, è un'ipotesi non confermata da OpenAI.

Fonti

  1. Google lancia Universal Cart: un carrello unico tra Search e Gemini Google Blog, 15 ott
  2. Google aggiunge più link e fonti nelle risposte AI Search Engine Land, 15 ott
  3. ChatGPT smette di tracciare i referral: traffico AI meno misurabile Search Engine Land, 15 ott

La notizia nel Radar: Google lancia Universal Cart: un carrello unico tra Search e Gemini

Bozza generata con AI, rivista da Marketology. Le fonti restano il riferimento per i fatti; l'interpretazione è un'opinione professionale e non costituisce consulenza legale o finanziaria.